Le criptovalute sono solo una delle diverse applicazioni di una vera rivoluzione di fondo. Una riforma di paradigma, basata sulla tecnologica, che porta alla definizione di una nuova era di Internet denominata  “Internet delle Transazioni”[1]. Questo nuovo modello tecnologico, definito Blockchain o Catena di Blocchi, è nato come supporto per una validazione decentralizzata di tutte le transazioni e la cui applicazione in ambito finanziario rappresenta solo un primo passo. La Blockchain è la tecnologia che è alla base di tutte le criptovalute e rappresenta l’ecosistema entro il quale ogni criptovaluta agisce[2]. La Blockchain sta alle criptovalute come Internet sta alle mail[3].

Ma come si stanno muovendo le banche a riguardo?

Nel 2017 le banche hanno aumentato le sperimentazioni in tema Blockchain & Distributed Ledger ed acquisito conoscenza e consapevolezza sul potenziale di questa tecnologia[4]. In particolare, come riportato in figura 1,  gli ambiti su cui si sono concentrate sono soluzioni di Blockchain & Distributed Ledger per la gestione dei pagamenti interbancari (quasi il 38% delle sperimentazioni), per soluzioni di capital market (28%), per la certificazione e gestione documentale (10%), per soluzioni di supply chain Finance (9%), per soluzioni di tracciabilità dei movimenti finanziari (6%), per processi di identificazione dei clienti (5%) e per sistemi di votazione all’interno dei Consigli di Amministrazione (4%).  Il 77% delle istituzioni finanziarie globali (85% in Italia) prevede di adottare la blockchain come parte dei sistemi di produzione dal 2020[5].


Figura 1 Ambiti d’uso della Blockchain secondo gli Operatori Finanziari

Fonte: PwC Global FinTech Report 2017

La logica alla base della tecnologia Blockchain, cioè quella del “Database distribuito”, comporterà un cambiamento epocale, già in parte in atto, nel modo con cui interagiamo con gli Istituti di Credito. Non a caso anche la regolamentazione sta andando nella medesima direzione: a partire da Settembre 2019 Amazon, Apple, Google e tanti altri “big tech”, grazie all’attuazione della direttiva Psd2, avranno la possibilità di poter accedere ai dati dei conti correnti dei clienti agendo in nome e per conto loro. Sebbene sarà necessario comunque l’autorizzazione dei correntisti, questa apertura ha il senso di rivoluzione. La direttiva infatti definisce i Pisp (Payment initiation service provide) e cioè soggetti virtuali che si trovano nel mezzo tra esercente e acquirente e che faciliteranno le operazioni di pagamento. Nel concreto per portare a termine una operazione di pagamento non sarà più necessario una carta di credito o di debito ma un app, un account o un cellulare in quanto il Pisp può prelevale direttamente i soldi dal conto corrente del cliente e consegnarli all’esercente (NB: gli attuali sistemi di pagamento “mobile” prevedono sempre una carta di credito associata… qui parliamo di qualcosa che scavalca questo concetto). Se Amazon, ad esempio, apre un Pisp potrà entrare nelle informazioni di conto corrente dei propri clienti potendone anche effettuare pagamenti per loro conto. Lo scopo potrebbe anche essere quello di studiarne le abitudini di spesa, l’attitudine al risparmio e tanto altro.

Insomma prepariamoci ad una nuova era nella quale le banche potrebbero essere ridotte a mere esecutrici di ordini provenienti da Big Tech. 

Livio Ferraro, Founder Life Partners


[1] Citazione di Mauro Bellini, 2017.

[2] La Blockchain si basa sulle logiche del database distribuito, cioè un database dove i dati non sono memorizzati e conservati su un singolo computer ma su più macchine collegate tra loro chiamate nodi.

[3] Citazione di Collin Thompson in How does the Blockchain Work?

[4] Risultati e dati dell’Osservatorio Fintech & Digital Finance del Politecnico di Milano

[5] Per approfondimenti si consulti la ricerca PwC Global FinTech Report 2017

Blockchain nel mondo bancario: se le Big Tech diventano “Bank Tech”